DONNA ARCHITETTURA: La carica femminile dietro i grandi studi

La scomparsa della grande architetto GAE AULENTI  a novembre dello scorso anno, ha riacceso l'attenzione sulla presenza delle donne in archittettura ed il grande contributo che queste danno alla trasformazione del nostro territorio urbano, con grande forza e carisma.
Nonostante la forte prepoderanza degli iscritti maschili in italia le donne-architetto iscritte sono circa 62mila (su un totale di circa 151mila iscritti), dato dovuto sopratutto alla notevole presenza di colleghi maschi di eta' avanzata.
Tirando le somme sulla situazione dei grandi studi in Italia, emerge che non ci sono moltissime realta' di donne-architetto a capo di architecture firm, ad eccezione di Benedetta Tagliabue  in Spagna a capo dello studio EMBT (Enric Miralles Benedetta Tagliabue), di Luisa Fontana (FontanaAtelier), di Guendalina Salimei (TStudio) e Laura Rocca (Roccaatelier Associati), mentre ci sono molte figure femminili che ricoprono ruoli molto importanti come consociate in grandi studi o con ruoli dirigenziali; e' il caso di Patricia Viel associata nello studio Antonio Citterio Patricia Viel and Partners, Gabriella Manni, AD dello studio Ingenium Re, Susanna Scarabicchi, Emanuela Baglietto ed Elisabetta Trezzani che sono tre parteners dello studio RPWP con Renzo Piano, ancora Adele Savino reponsabile di numerosi progetti per lo studio MASSIMILIANO FUKSAS insieme alla moglie Doriana Mandrelli, capo della divisione design.

Senza dimenticare una delle grandi donne architetto italiane, se non la piu' grande, purtroppo scomparsa di recente,Gae Aulenti, che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell'architettura. Sua e' la meravigliosa ristrutturazione  del Museo d'Orsay a Parigi, dove le grandi doti tecniche e progettuali nonche' la sua grande sensibilita' hanno trasformato in un'opera d'arte. Non si puo' dimenticare il suo intervento a Palazzo Grassi a Venezia, l'allestimento del Museo Nazionale di Arte Catalana a Barcellona e il piu' recente intervento per l'Istituto di Cultura Italiana a Tokyo. In tutti questi lavori emerge la sua straordinaria capacita' di abbinanare all'esistente un linguaggio molto personale e sempre estremamente rispettoso di tutti gli elementi, che conservano la loro armonia.


Ma anche a livello internazionale le figure femminili sono tante, ma sicuramente quella di maggior rilievo e' Zaha Hadid, la donna architetto di maggior successo al mondo.
E' nata a Baghdad nel 1950 ma vive e lavora a Londra ormai da 40 anni, vincitrice del piu' alto riconoscimento nel campo dell'architettura in Inghilterra, lo "Stirling Prize" e nel 2004 vince anche il Premio Pritzker, la prima volta in 26 anni di edizione che il premio veniva vinto da una donna.
In Italia ha progettato a Roma il MAXXI, il Museo delle Arti del XXI secolo e suo e' anche  il progetto della Nuova Stazione ad Alta Velocita' che collega Napoli-Afragola, mentre ora il suo grande desiderio e' quello di contribuire al progetto di rinascita della nuova Baghdad, la sua citta' natale a cui tanto e' rimasta legata e nella quale vorrebbe ritornare per contribuire al processo di valorizzazione del territorio.

Zaha Hadid e' l'esempio concreto di come la donna-architetto possa trasformare il modo di fare architettura trasformandola, arricchendola con quella componente di sinuosita e sensibilita'  tipica del mondo femminile. I suoi progetti hanno modificato il modo di vedere e concepire lo spazio, creando un'architettura estremamente interessante ed innovativa, fatta di una mobilita' fluida straordinaria.

La visione al femminile dell'architettura ha apportato creativita' e sensibilita' al modo di concepire lo spazio, con tanta sensibilita' nei confronti dei bisogni delle persone.

Tra le donne-architetto sicuramente va menzionata la giapponese, Kazuyo Sejima, diventata anche piu' auterovele e nota del suo maestro Toyo Ito e adesso leader dello studio SANAA (Sejima and Nishizawa and Associates, vincitrice nel 2010 del Premio Pritzker.

Odile Decq e' un'altra rappresentante del fare architettura al femminile, ha realizzato in Italia, a Roma, il museo Macro, che prende il posto del ex-fabbrica Peroni, nel quartiere Nomentano-Trieste; anche lei e' portatrice di un modo di fare architettura prevalentamente femminile, carico di coraggio e sensibilita'.
Orgolgiosa del suo essere architetto, non vuol essere definita archistar, anzi ritiene che c'e' stato un momento, dagli inizi degli anni '80 che gli architetti hanno incominciato a "fare creazioni firmate senza curarsi della gente a cui erano destinate, dei luoghi in cui dovevano sorgere, dell'interazione con la citta'."

"Forse col Guggenheim di Bilbao. Un edificio icona. Da quel momento in poi, tutti hanno cercato di avere lo stesso impatto. Non voglio dire che Frank Gehry abbia ragionato da archistar, lui era già molto noto e avanti negli anni quando lo ha realizzato. Ma penso che l’effetto mediatico abbia scatenato un desiderio di emulazione. Prima c’erano grandi architetti, come Le Corbusier o Frank Lloyd Wright, di cui conoscevamo anche la filosofia. Di tanti altri conosciamo il prodotto perché colpisce lo sguardo, ma non si coglie alcuna visione".

"È vero. Gli studenti che lavorano con me hanno l’ansia di non trovare lavoro. Io li spingo ad andare in Burkina Faso, Kenya, Mongolia, Vietnam. Vedere un’organizzazione sociale e dello spazio diversa. Il mondo è pronto a darti quello che vuoi se glielo chiedi, ma tu devi essere pronto a chiederlo e, appunto, non solo al tuo quartiere. Siamo qui per modificare il mondo, per farlo diventare il più possibile simile a quello in cui vogliamo vivere".

Questa oggi e' l'Architettura al femminile.


1 commenti:

Đào Quân ha detto...
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