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POCHI PROGETTI E GUADAGNI AL RIBASSO: I RAGAZZI ABBANDONANO L'ARCHITETTURA


Gli architetti italiani stanno vivendo una stagione tormentata. Sono tantissimi, oltre 150 mila, molti di più che in Germania (100 mila) e cinque volte i francesi e gli inglesi (30 mila). Da noi ogni mille abitanti ci sono 2,5 architetti. In venti anni il loro numero è quasi raddoppiato ma il trend è destinato a invertirsi perché negli ultimi sei anni l’iscrizione ai corsi universitari di architettura è crollata (-45%).
Il vero problema però non è la crisi delle vocazioni quanto i motivi che la causano e che possono essere sintetizzati con lo slogan dell’impoverimento dell’architetto medio, dove la retrocessione è sia materiale sia di contenuti professionali. A scattare questa fotografia (assai preoccupante) dello stato di una delle professioni più prestigiose è stato il Consiglio nazionale degli architetti in collaborazione con il Cresme. Centoventi pagine che vivisezionano la crisi e che, c’è da scommettere, animeranno la discussione interna. Perché una svolta si impone.
Cominciamo dal portafoglio. Negli anni 2006-12 gli studi e i singoli professionisti hanno perso quasi il 30% dei loro introiti annui, tanto che nel 2012 la stima del reddito medio è di poco più di 20 mila euro. Sono stati anni in cui la dilatazione dei tempi di pagamento, l’aumento delle insolvenze e la sempre maggiore concorrenza hanno inciso pesantemente.
E le prospettive per il 2013 non sono migliori. Il rilancio degli investimenti in infrastrutture si fa attendere e il 66% degli architetti intervistati si attende ulteriori cali della domanda di opere pubbliche. La riqualificazione degli edifici va un po’ meglio, soprattutto se legata al risparmio energetico. Pessimismo, invece, per quanto riguarda l’urbanistica e la riqualificazione urbana, in calo secco negli ultimi due anni e prevista in flessione anche nel 2013.
Il Piano città del governo Monti ha avuto il merito di riaprire il dibattito ma tempi, risorse e modalità di attuazione appaiono dubbi. Tutte queste contraddizioni si sono scaricate sulle nuove generazioni di architetti. Così, a dieci anni dal conseguimento del titolo di secondo livello, il reddito mensile medio di un giovane risulta di 1.300 euro, inferiore alle medie di geologi, biologi, psicologi e ovviamente ingegneri.
«A determinare le nostre difficoltà — commenta Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio degli architetti — hanno pesato due fattori combinati tra loro, la grande crisi e la frammentazione delle strutture. Il conto più salato lo pagano i giovani che vivono una condizione da nuovo proletariato».
Il 73% di loro inizia la carriera come partita Iva monocommittente o come dipendente con contratto a progetto e dopo la bellezza di 7 anni lavora ancora come collaboratore esterno di uno studio di terzi. Il 40% dei collaboratori o dipendenti di studio guadagna mille euro al mese.
Se a valle, dunque, la condizione dei giovani è particolarmente sacrificata, a monte il problema sta nel calo drammatico (-45%) del mercato potenziale degli architetti nelle costruzioni, ovvero la quota degli investimenti che fa riferimento ai soli servizi di progettazione.
Non c’è da stupirsi se di fronte a questa situazione il 40% degli architetti intervistati ha dichiarato di valutare seriamente la possibilità di lavorare all’estero. I mercati più promettenti sono quelli del Nord Europa e della Svizzera. Le differenti normative nazionali e la difficoltà di comparare qualifiche e competenze acquisite in differenti Paesi, tuttavia, rendono difficoltoso il libero movimento dei professionisti e non è un caso che il 95% del volume di affari degli architetti europei (non solo italiani, quindi) sia nel Paese di residenza.
Tra le profonde trasformazioni che investono la professione ce n’è una positiva e riguarda il genere. Dei 150 mila architetti italiani, 61 mila sono donne, una quota che è andata rapidamente aumentando negli ultimi anni e che è ancora destinata a crescere perché se il 35% del totale degli architetti iscritti agli albi provinciali ha meno di 40 anni, tra le donne questa percentuale raggiunge il 50%.
Ma di fronte a questa situazione che rischia di penalizzare l’architettura italiana per un lungo periodo di tempo che si può/deve fare? «Francamente non mi aspetto nessun aiuto dall’alto, dalle istituzioni e dalla politica, e quindi dobbiamo essere noi ad avviare la risalita — dice Freyrie —. Dobbiamo superare l’incapacità di mettere in relazione i professionisti con l’industria».
Nel frattempo, infatti, è cambiato il modo di costruire. Non c’è più un primo tempo dove si progetta e un secondo dove si esegue, il lavoro è parallelo. Si costruisce in modo integrato e contano moltissimo i brevetti. La seconda risposta alla retrocessione si chiama aggregazione tra gli studi. «Solo così possono scendere i costi e aumentare le opportunità di lavoro. E lo strumento delle società tra professionisti, approvato di recente, può venire utile».
Articolo di: Dario Di Vico - BLOG "Corriere della Sera" - La Nuvola del Lavoro

LA TOP 100 DEGLI STUDI DI ARCHITETTURA AL MONDO DOVE CERCARE LAVORO: Motivazioni e strategie

Qualche giorno fa e' stato pubblicato dalla rivista inglese Building Design l'elenco dei primi cento studi/societa' di architettura al mondo che producono maggiore fatturato e creano maggiori possibilita' di lavoro con il piu' alto numero di architetti impiegati nelle proprie strutture organizzative; quindi non quelli oggetto di notorieta' da parte del grande pubblico ma quelli che fatturano di piu' con il piu' alto numero di dipendenti dimostrando che il mercato dell'architettura mondiale non e' solo "apparenza" legata al nome delle grandi archistar ma e' costituita da grandi industrie operanti nel settore.
Infatti scorrendo la lunga lista di architecture firm fa specie che non figurino i grandi nomi delle archistar piu' famose come Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Frank O. Ghery, Jean Nouvel, Richard Meier, Rem Koolhaas, Santiago Calatrava, Herzog&DeMeuron e tanti altri che siamo solitamente abituati a vedere legati alle opening di qualche grande dificio in giro per il mondo; fanno eccezzione Zaha Hadid inserita al 45° posto del ranking e Norman Foster al 10° posto  (Studio Foster&Partners - 646 dipendenti - fatturato variabile tra i 200/209 mln. di dollari).

Ai primi posti due studi di architettura californiani l'AECOM con sede a Los Angeles, 1370 architetti e un fatturato oltre i 400 mln. di dollari, mentre al secondo posto lo studio GENSLER con sede a San Francisco, 1346 architetti dipendenti e utili simili a quelli di AECOM.

Spicca anche il meno noto ma storico studio di architettura SOM di Chicago, fondato nel 1936 e che ha progettato le famose Sears Towers a Chicago e la Burj Khalifa Tower  negli Emirati Arabi che  a lungo ha mantenuto il primato di edificio piu' alto al mondo.

Per gli studi italiani, all' 85° posto lo studio Progetto CMR, con 124 dipendenti e un fatturato tra i 10 e i 19 mln. di dollari; fautore di progetti noti come la nuova sede de La Stampa a Torino e tanti altri all'estero, In Asia, soprattutto in Cina dove ha realizzato lo stadio di calcio a Tianjin, a Pechino uno store dell'Inter e nella provincia di Jilin un albergo di oltre 25.000 mq. di superficie.

Di seguito viene riportato l'elenco del Worl Architecture 100 (2012):

1. Aecom (USA. 1,370 architects employed. Over $400m Fee Income)
2. Gensler (USA. 1,346. Over $400m)
3. IBI Group (Canada. 1,129. $160-169m)
4. Nikken Sekkei (Japan. 1,109. Over $400m)
5. Aedas (China/UK. 1, 078. $200-209m)
6. Perkins & Will (USA. 771. $220-229m)
7. DP Architects (Singapore. 736. $70-79m)
8. HOK (USA. 715. $240-249m)
9. Samoo Architects & Engineers (South Korea. 712. $250-259m)
10. Foster & Partners (UK. 646. $200-209m)
11. Stantec (Canada. 643. $210-219m)
12. HDR Architecture (USA. 640. $280-289m)
12. RSP Architects (Singapore. 640. – )
14. P & T Architects (Hong Kong. 624. $130-139m)
15. Sweco (Sweden. 600. $70-79m)
16. Atkins (UK. 597. $100-109m)
17. Woods Bagot (Australia. 565. $130-139m)
18. Jacobs (UK/USA. 547. $200-209m)
19. Skidmore Owings & Merrill (USA. 543. $200-209m)
20. Cannon Design (USA. 539. $130-139m)
21. Heerim Architects & Planners (South Korea. 470. $170-179m)
22. Perkins Eastman (USA. 455. $140-149m)
23. GMP (Germany. 445. $70-79m)
24. Leo A Daly (USA. 436. $130-139m)
25. Nihon Sekkei (Japan. 426. $170-179m)
26. Kunwon Architects & Engineers (South Korea. 421. $50-59m)
26. SmithGroup JJR (USA. 421. $110-119m)
28. Tengbom (Sweden. 420. $70-79m)
29. Kohn Pedersen Fox Associates (USA. 405. $110-119m)
29. NBBJ (USA. 405. $170-179m)
31. Hassell (Australia. 395. $120-129m)
32. BDP (UK. 382. $100-109m)
33. Kume Sekkei (Japan. 376. $120-129m)
34. ATP Architects & Engineers (Austria. 320. $70-79m)
34. Mitsubishi Jisho Sekkei (Japan. 320. $210-219m)
36. White Arkitekter (Sweden. 306. $80-89m)
37. DLR Group (USA. 300. $120-129m)
37. HKS (USA. 300. $150-159m)
39. Cox Architecture (Australia. 289. $60-69m)
40. Leigh & Orange (Hong Kong. 288. $40-49m)
41. Henn Architekten (Germany. 280. $60-69m)
42. HBO+EMTB (Australia. 279. $80-89m)
43. RTKL Associates (USA. 269. $200-209m)
44. KEO International (Kuwait. 256. $110-119m)
45. Zaha Hadid Architects (UK. 246. – )
46. ZGF Architects (USA. 245. $60-69m)
47. Arup Associates and Arup (UK. 226. $40-49m)
48. Benoy (UK. 223. $60-69m)
49. Dewan Architects & Engineers (UAE. 220. $60-69m)
50. ACXT-IDOM (Spain. 215. $40-49m)
51. DWP (Thailand. 205. $40-49m)
52. Architect Hafeez Contractor (India. 200. $30-39m)
52. Valode & Pistre (France. 200. $40-49m)
52. Wong Tung & Partners (Hong Kong. 200. $50-59m)
55. Archial NORR (UK. 198. $70-79m)
56. Chapman Taylor (UK. 196. $40-49m)
57. Gansam Architects & Partners (South Korea. 191. $50-59m)
58. B+H Architects (Canada. 190. $50-59m)
59. Ishimoto Architectural & Engineering (Japan. 188. $60-69m)
60. LINK Arkitektur (Norway. 177. $40-49m)
61. Capita Symonds (UK. 170. $30-39m)
62. Ronald Lu & Partners (Hong Kong. 169. $30-39m)
63. Broadway Malyan (UK. 165. $50-59m)
64. CF Møller Architects (Denmark. 164. $40-49m)
65. Allies & Morrison (UK. 160. $20-29m)
65. Devereux Architects (UK. 160. $10-19m)
65. GHD (Australia. 160. $140-149m)
65. GVA & Asociados (Mexico. 160. $20-29m)
69. Archetype Group (Vietnam. 158. $10-19m)
69. AXS Satow (Japan. 158. $60-69m)
71. Henning Larsen Architects (Denmark. 155. $20-29m)
72. Langdon Wilson International (USA. 153. $40-49m)
73. AS Architecture-Studio (France. 150. $20-29m)
73. Jaspers-Eyers Architects (Belgium. 150. $20-29m)
73. Wilson Associates (USA. 150. $50-59m)
76. Wilmotte & Associés (France. 149. $30-39m)
77. Showa Sekkei (Japan. 141. Under $5m)
78. Ramboll Architecture & Planning (Norway. 140. $30-39m)
79. Sheppard Robson (UK. 139. $20-29m)
80. Aidea (Philippines. 131. $5-9m)
81. CP Kukreja (India. 130. $5-9m)
82. Rober A.M. Stern Architects (USA. 126. $50-59m)
83. PageSoutherlandPage (USA. 125. $90-99m)
83. Sinclair Knight Merz (125. $30-39m)
85. Progetto CMR (Italy. 124. $10-19m)
86. PBK (USA. 121. $40-49m)
86. Populous (UK. 121. -)
88. Space Matrix (Singapore. 120. $10-19m)
88. TP Bennett (UK. 120. $30-39m)
90. PRP Architects (UK. 119. $20-29m)
91. Aukett FItzroy Robinson (UK. 114. $10-19m)
92. Palafox Associates (Philippines. 112. $5-9m)
93. Hames Sharley (Australia. 110. $20-29m)
93. Morphogenesis (India. 110. $5-9m)
95. AIA Architectes Ingénierus Associés (France. 104. $20-29m)
96. Thomson Adsett Architects (Australia. 103. $20-29m)
97. 3DReid (UK. 100. $20-29m)
97. UN Studio (100. $10-19m)
99. 10 Design (UK/Hong Kong. 96. $20-29m)
99. Diamond Schmitt Architects (Canada. 96. $20-29m)
(Fonte: Archdaily)
Ora e' importante comprendere quale logiche ci siano alla base del successo commerciale di questi studi di architettura e perche' si siano meritati l'inserimento in un ranking mondiale di 100 posizioni che si riferisce ad un mercato molto difficile.

Prendiamo in considerazione l'operato di alcuni tra questi studi di architettura in elenco e cerchiamo di comprenderne le strategie principali che ne stanno determinando il successo:

  • AECOM - con i suoi 1370 dipendenti e i suoi oltr 400 mln. di dollari di fatturato in parcelle, sicuramente ha come linea guida la capacita' di aver compreso che il punto di forza del successo commerciale nel mercato del'architettura e' quello di stringere partnership in tutto il mondo in maniera tale da acquisire un numero smisurato di progetti come la fitta rete di infrastrutture legate al trasporto che sta realizzando nelle Hawaii e in Australia, sta collaborando a San Francisco per la realizzazione di un'arena con lo studio newyorkese Snøhetta Architecture oltre che diversi masterplan  e tanti altri progetti.
  • GENSLER - il punto di forza di questo studio alta' e' quello di aver investito nei mercati emergenti, ossia in America Latina e nel sud-est asiatico, cosi' come negli stati del Golfo, investendo nei talenti locali e dimostrando che nonostante la crisi diffusa del settore, facendo le mosse giuste si possono raggiungere introiti molto alti.
  • NIKKEN SEKKEI - molti lavori in Giappone e gli uffici in forte espansione nella zona del Golfo, in Cina e in Russia.
  • SAMOO ARCHITECTS&ENGINEERS - un'altra realta' di studio della corea del sud che deve il suo successo all'espansione a livello mondiale delle sue sedi, alla volonta' sempre piu' concreta di confrontarsi con altre realta' commerciali che non siano necessariamente legate al proprio paese di origine. Hanno recentemente aperto 3 sedi in Medio Oriente, una negli Stati Uniti e due in Asia.
  • GHD STUDIO - e' solo al 65° ma la strategia di questo studio non e' puntata solo all'espansione del mercato su scala mondiale ma alla specializzazione di settore e alla creazione di un mercato di nicchia; e' presente con le sue sedi nei 5 continenti ed opera secondo i criteri di un fare Architettura a 360° con specificita' a livello globale nel settore fabbricati, energia, ambiente, trasporti. E' interessante notare, inoltre, come degli studi in elenco sia quello che abbia il reddito piu' alto (145 mln. di dollari) rapportandolo al numero di dipendenti (circa 160).
  • RTKL Associates - Altra realta' che ha fatto della specializzazione nel costruire torri in grandi centri commerciali il suo punto di forza, ne ha costruite 7 in Cina e ne ha completata una in Indonesia recentemente, concentrandosi sul mercato del Medio Oriente, dell'Europa dell'est e non per ultima della Russia.
Quindi si potrebbe riflettere sulle due parole chiave del mercato oggi dell'architettura che sono internazionalizzazione e specializzazione.

SOCIETA' DI ARCHITETTURA: La TOP 100 del Made in Italy

Massimiliano e Doriana Fuksas
E' stata resa nota qualche giorno fa da "Il Sole24Ore:Edilizia&Territorio", la  classifica delle prime 100 societa' di architettura italiane in base ai fatturati dichiarati nel 2011.
In maniera analoga ai dati di bilancio del 2010, anche per il 2011 in cima alla classifica delle grandi firme dell'architettura che si sono costituite in forma imprenditoriale ci sono lo studio guidato dall'architetto e designer milanese Antonio Citterio insieme a Patricia Viel con 10,9 mln. di euro di fatturato e il Renzo Piano Building Workshop con 10,5 mln. di euro, entrambe in calo rispetto ai dati del 2010.
La crescita piu' importante e' sicuramente quella della societa'  di Massimiliano e Doriana Fuksas Design che dopo la forte perdita registrata nei fatturati nel 2010 (-45,5%) ha visto una grande ripresa che ha portato il bilancio, con una crescita dell'85,8%, a 8,4 mln. di euro, cosi' come anche Studio Baciocchi con un utile di 1,4 mln. di euro con un + 64,4%.
Vanno inoltre registrate quattro societa' che hanno raddoppiato il loro volume d'affari rispetto al 2010 superando i 2,0 mln. di euro per l'anno 2011 e sono: Degw Italia (141,1%), Archea Associati (116,4%) degli architetti Laura Andreini, Marco Casamonti e Giovanni Polazzi, Goring&Straja (104,4%) e Garretti Associati (101,2%).
Da questa classifica emerge come il totale del fatturato prodotto dalle prime 100 societa' di architettura italiane e' di 195,3 mln. di euro che fa registrare un modesto 1,6% piu' del 2010, anche se aumenta l'indebitamento per una percentuale pari al 20,4% (5,6 mln. di euro).
La situazione congiunturale non e' delle migliori e la difficolta' in cui versa il mercato dell'edilizia e' evidente sia per la componente privata che per quella pubblica.
Da questa analisi emergono dati molto importanti rispetto a quelle che sono le strategie vincenti messe in atto da molte societa' di architettura per riuscire a far fronte alla situazione di crisi; si prende atto da piu' fronti che il mercato italiano e' molto frammentato, fragile e poco strutturato, incapace di far fronte sul piano internazionale ai colossi del design capaci di raggiungere fatturati che superano le centinaia di migliaia di euro e con team di lavoro che contano centinaia di addetti.
Negli ultimi due anni le societa' di architettura che hanno visto evidenti segni di ripresa sono quelle che hanno improntato il layout dello studio alla multidisciplinarita' e alla progettazione integrata capace di competere con  le grandi archistar internazionali; societa' come One Works, Lombardini 22, General Planning e  Progetto Cmr hanno scelto strategicamente di organizzarsi in gruppi comprendenti piu' societa', il cui concept multitasking fornisce un valore aggiunto ai prodotti forniti ai grandi clienti, distinguendosi nettamente rispetto al prodotto standard offerto dalle societa' di architettura in Italia che invece risultano ancora molto legate ad una prestazione "artigianale" e troppo circostritta e polarizzata solo al mondo delle costruzioni. 
La ridotta ingegnerizzazione delle societa' di architettura italiane e il loro carattere marcatamente "locale"  e' la ragione per cui a livello internazionale si tende ad affidare la realizzazione dei progetti delle grandi opere alle archistar internazionali, prevalantemente di provenienza europea e americana), le cui societa', i cui studi si avvalgono di team di lavoro multidisciplinari che riescono ad affrontare brillantemente lavori complessi ed impegnativi che richiedono una grande capacita' di "ingegnerizzare" gli stessi ottenendo risultati che soddisfano a pieno le richieste dei grandi clienti.
Cosi' come afferma Franco Guidi, AD della societa' Lombardini 22, non e' un caso che chi riesce a crescere o a mantenere i livelli a dispetto di questa pesante crisi siano i team dalle spalle piu' larghe, capaci di raffrontarsi al meglio con i grandi clienti.
Team Lombardini 22
Nell'ultimo anno stanno moderatamente crescendo le cosidette "societa' in rete", ossia societa' di architettura che legano i nomi delle proprie team leader con societa' di ingegneria, specializzando i loro prodotti e offrendo un ventaglio di possibilita' interdiciplinare notevole, capace di far fronte alle grandi richieste internazionali.
E da registrare come nel corso del 2011 e parte del 2012 si sono concluse operazioni per cui Lombardini 22 possiede ormai il 70% di Degw Italia, Compagnia del Design e Cdp Design fanno capo alla societa di Ingegneria Fg Tecnopolo (Flammini Group); si sono poi costituite due reti di imprese: CRESCENDO e CIAO GROUP, della  prima fanno parte la gia' menzionata Lombardini 22, Degw, Destudio, Studio Forward e Wip Architetti, della seconda fanno invece parte Studio Amati, Lenzi Consultant, Polis e Reconsult.
Ci sono anche molte  societa' di architettura che registrano un andamento molto negativo e dei bilanci che hanno determinato la loro esclusione dalla top list; la blasonata Gregotti Associati International (in liquidazione volontaria) e Pica Ciamarra Associati hanno visto cali pari ad un percentuale pari rispettivamente al 61,3 e al 58,2, mentre a seguire societa' che registrano perdite per oltre 100.000 euro Dlc (323.000 euro), Matteo Thun & Partners  (279.000 euro), Chapman Taylor Architetti (180.000 euro).
Bisogna considerare che i risultati di questa classifica sono in parte non pienamente attendibili perche' alcuni grandi nomi sono esclusi perche' associano alla forma imprenditoriale l'esercizio della professione in forma individuale, che porta ad escludere dai bilanci presi in considerazione per stilare questa top list quelli rivenienti dagli studi aperti in sedi estere; e' il caso di Stefano Boeri, Paolo Desideri, Tommaso Valle, Benedetto Camerana ma anche dei gia' citati Renzo Piano con il suo studio francese e la piu' nuova sede a New York e Massimiliano Fuksas anche lui con una sede parigina ed una a Shenzhen (sud della Cina).
Alfonso Mercurio opera a Singapore, Massimo Roj (Progetto Cmr) ad Instanbul, Pechino e Tianjin (Cina).
One Works - Leonardo Cavalli
e Giulio De Carli
Questi dati fanno emergere una situazione italiana molto complessa in termini di opportunita' di crescita e molti studi stanno scegliendo strategicamente di ampliare la propria attivita' al di la' dei confini nazionali. Leonardo Cavalli, della societa' One Works, fa notare come se si confrontano le societa' di architettura europee con quelle italiane le differenze sono notevoli, sopratutto in termini di grandezza; in Germania ci sono societa' che superano il fatturato di quelle italiane di ben dieci volte, per salire di 20-30 volte in Inghilterra.
Sono molteplici infatti le esperienze del team di One Works all'estero tra cui un masterplan alle Mauritius per un progetto di trasformazione e rinnovamento urbano e il progetto per un nuovo terminal areoportuale in Arabia Saudita.

START UP INNOVATIVE: SOCIETA' TRA PROFESSIONISTI


“Nell’analisi del disegno di conversione in legge del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, così vasto ed articolato, abbiamo preso le mosse da un “paradosso”, efficacemente rappresentato dalle statistiche. I professionisti in Italia sono più di 2 milioni e sono in costante crescita negli ultimi vent’anni; i professionisti danno lavoro a circa 2 milioni di persone, vuoi come lavoratori dipendenti vuoi in termini di indotto. Un dato, quest’ultimo, in costante aumento, nonostante l’opposta tendenza che si registra negli altri settori dell’economia italiana: nel primo semestre dell’anno in corso il saldo occupazionale negli studi professionali è stato positivo, con una crescita di quasi 10.000 occupati. Il settore, nel suo complesso, produce il 15,1% del Prodotto interno lordo nazionale. Eppure, nonostante il rilievo economico del lavoro professionale in Italia, questo provvedimento – così come il precedente Decreto sulla crescita convertito in legge in agosto – non prende in considerazione le esigenze dei professionisti e le occasioni di sviluppo del mercato dei servizi professionali”.
Comincia da questa considerazione l'intervento fatto dal Presidente di Confprofessioni ,Gaetano Stella, davanti ai membri della X Commissione Industria del Senato; chiamato ad esprimere una opinione per conto della Confederazione Italiana dei Liberi Professionisti sulla determinazione del decreto sviluppo bis, ha sootolineato l'essenzialita' di includere nel decreto azioni mirate ad agevolare le attivita' dei professionisti che possono potenzialmente svolgere un ruolo determinante per la ripresa dell'economia paese.
Nello specifico Stella si sofferma sull'importanza di estendere le agevolazioni previste nel Dl sviluppo-bis per le start up alle societa' tra professionisti, considerando che gli studi professionali sono le realta' piu' inclini allo sviluppo della ricerca, all'uso di attrezzature innovative e personale altamente qualificato.
Attualmente il decreto prevede il sostegno solo ad imprese costituite nella forma di  "societa' di capitali" e "cooperative", mentre l'eventuale inclusione tra le "start up innovative" delle societa' tra professionisti - normate dalla L.183/2011 e modificate dalla successiva Legge Liberalizzazioni  27/2012 - porterebbe ad un aumento del capitale privato investito nel mercato dei servizi professionali, favorendone l'innovazione e la qualita'.
Il presidente continua sottolineando come non esistano valide ragioni per escludere questa nuova forma societaria dalle agevolazioni previste per le attivita' definite start up, ancor piu' perche' si tratta di forme societarie di recente isituzione che vanno incentivate e aiutate.
Si ricorda che la regolamentazione rispetto alle StP e' ferma alla bozza del 20/06/2012 non ancora in vigore che dovrebbe definire le modalità di conferimento e di esecuzione dell’incarico, l’incompatibilità di partecipazione ad altre società tra professionisti e l’assoggettamento al regime disciplinare di ordini e collegi.







FEDERLEGNOARREDO ACQUISISCE CONTROLLO TOTALE DI MADE EVENTI: Specializzazione ed internazionalizzazione




La spinta all'internazionalizzazione dell'evento MADE Expo arriva anche a seguito del cambio al vertice della societa' MADE Eventi srl; l'azienda di proprieta' di Giulio Cesare Alberghini (imprenditore ex manager del polo fieristico bolognese che ha portato a Milano l'evento parallelo SAIE 2 nel 2007) ha ceduto le redini a Roberto Snaidero che, alla guida di FederlegnoArredo, ha assunto il controllo del 100% delle quote  della societa' che gestisce le attivita' di MADE Expo, manifestazione di FieraMilano dedicata all'architettura e all'edilizia.
"Si tratta di un'importante operazione che assume un valore molto significativo nello scenario di sviluppo nel progetto fieristico di MADE Expo alla luce del contesto economico nel quale ci stiamo misurando - afferma Roberto Snaidero, Presidente di FederlegnoArredo - con questo passaggio saremo impegnati ancor di piu' a concentrare le nostre forze in materia di fiere.FederlegnoArredo accanto alle rappresentanza associative dei diversi comparti, intende mettere a frutto l'esperienza di questo quinquennio per rafforzare le sue azioni a supporto della crescita delle concrete opportunita' di business delle imprese. Le nostre fiere hanno bisogno di ripensare al proprio ruolo, da vetrina a strumento di politica industriale e di networking".
Questo passaggio arriva in un momento in cui l'utilizzo del legno ha subito un forte impulso in quanto si risponde alla domanda di mercato in materia di riqualificazione e ristrutturazione come il materiale piu' flessibile e in linea con la politica di eco-sostenibilita' e di green house adottata in maniera ormai diffusa da tutte le aziende del settore sia  a livello nazionale che a livello mondiale, dove le aziende italiane si confermano leader nella proposta dei processi produttivi e delle soluzioni tecnologiche.
Le scelte strategiche fondamentali sostenute dalla nuova direzione saranno sostanzialmente tre:
  • Biennalita': a partire dal 2013 MADE Expo verra' organizzato con una cadenza biennale (anni dispari) sempre a ottobre e sempre al quartiere fieristico di Rho Fiera
  • Specializzazione: dal 2013 l'intera esposizione sara' organizzata attraverso una "Confederazione di Saloni", 6 saloni verticali: Costruzione e cantiere, Involucro e serramenti, Interni e finiture, Citta' e Paesaggio,Energia e Impianti, Software e Hardware.
  • Internazionalizzazione: La fiera diventera' ancor piu' centro di interesse per operatori e aziende provenienti da tutte le parti del mondo, attraverso sopratutto la proposizioni di format che agevoleranno il percorso di avvicinamento e i punti di contatto con i Paesi dalle economie emergenti e sui mercati prioritari.

MADE EXPO 2012: Edilizia "Made in Italy" confermata a livello internazionale

Si e' conclusa ieri a Milano l'edizione 2012 del MADE Expo, confermando anche quest'anno l'estrema importanza che negli ultimi anni e' stata data a quest'evento che si e' imposto quale piattaforma per favorire concrete occasioni di business e di incontro a livello internazionale tra gli operatori del settore costruzioni; quattro giorni di manifestazionedurante i quali le aziende operanti nel campo dell'edilizia hanno avuto la possibilita' di ampliare la propria rete di contatti e di proporre le proprie soluzioni e i propri prodotti ad operatori provenienti da tutte le parti del mondo. 
Grande attenzione e' stata data al tema della riqualificazione e ristrutturazione, intese come creazione di ambienti costruttivi eco-sostenibili ed energeticamente efficienti, adeguamento antisismico e protezione idrogeologica dei centri abitati, sviluppo di tecnologie costruttive mirate al recupero del patrimonio storico e monumentale.
L'approfondimento di queste tematiche, che dati alla mano interessano l'unico settore - riqualificazione e ristrutturazione - che ha visto un incremento in percentuale dello 0.8% della crescita, grazie alle prestazioni ottimali del legno, motivo per cui il MADE Expo si conferma come la manifestazione di settore piu' visitata in Italia, con una notevole percentuale di visitatori stranieri.
Quasi la meta' degli investimenti in Europa nel settore edile riguarda il processo di riqualificazione del costruito, il 65% in Germania e Italia, il 54% in Francia, il 44% in Spagna. E anche nel Nord America il mercato del rinnovo dell'esistente detiene una quota superiore al 35 per cento (fonte "IlSole24Ore").
All'interno del MADE Expo  e' stato predisposto uno spazio di quasi mille metri quadrati per favorire l'incontro tra le aziende espositrici e le delegazioni estere: MADE INTERNATIONAL BUSINESS LOUNGE.
Quest'area e' stata utilizzata dalle aziende per entrare in contatto con studi professionali, associazioni e operatori provenienti da diverse parti del mondo per consolidare la realta' aziendale nel mercato internazionale di interesse e per far conoscere le iniziative in corso nei paesi di riferimento a quegli operatori eventualmente interessati a sviluppare i propri affari all'estero.
Nella lounge vengono ospitati 50 architetti provenienti da alcuni tra i più importanti studi di architettura degli Stati Uniti, tra cui Gensler, Sidmore e Kok e aziende di visibilita' internazionale come  la SaudiBinLadin Group, la Arabian Costruction Company, Shimizu Corp e la tedesca Wuerth che, a conferma del suo interesse per l'Italia, ha sponsorizzato il restauro della cappella Palatina a Palermo.
Questa caratteristica di internazionalita' data a questo evento fieristico e' perfettamente in linea con quello che e' l'andamento generale del mercato globale delle costruzioni, che vede il fatturato delle imprese di costruzione italiane all'estAero pari a 7.8 mld. di euro nel 2011, ossia oltre la meta' del fatturato totale (53% - fonte "IlSole24Ore").
Secondo l'ultimo rapporto di Federcostruzioni diffuso il 17 ottobre "La produzione dell'intera filiera delle costruzioni fra il 2007 e il 2012 è diminuita del 26,3%, il che vuol dire che quest'anno si è arrivati a produrre 126 miliardi di euro in meno rispetto al 2007. Nel 2011 la diminuzione complessiva è stata pari al -3,4%, quest'anno, si stima un ulteriore calo, ancora più sensibile: -5,2%. Per il 2013 la previsione è per una sostanziale stagnazione (+0,1%)". 
Secondo lo stesso rapporto, nel 2011 le aziende presenti oltreconfine hanno chiuso 239 nuovi contratti per un valore complessivo pari a 12.5 mld. di euro; il 32% delle commesse in corso e' concentrato in sud-america, mentre il 12% e il 13% sono rispettivamente su nord-africa e africa-subsahariana.Nuove possibilita' di mercato si sono aperte per la prima volta negli ultimi mesi in Portogallo, Ungheria, Gabon, Singapore e Guatemala.
Il Presidente di Made Eventi Andrea Negri, nella conferenza inaugurale dell'esposizione, ha spiegato che l'internazionalizzazione del mercato e' la scelta obbligata da perseguire per un percorso di ricrescita: "Siamo in una crisi profondissima  e il solo mercato interno ha subito una diminuzione reale del 35% circa. Andare all'estero diventa l'unica chance, tra le più attrattive per continuare a crescere. Grazie a un approfondito lavoro congiunto di associazioni, camere di commercio e operatori, quest'anno abbiamo portato in fiera alcune importanti delegazioni. Oltre alle nostre imprese espositrici sono presenti 92 realtà straniere provenienti da 34 Paesi".
Quella dell'internazionalizzazione e' la strategia intrapresa da FederlegnoArredo che ha acquisito il 100% delle quote di MADE Eventi.
Rispetto all'eventuale strategia per il rilancio del settore edilizia il presidente di Federcostruzioni Paolo Buzzetti ha presentato uno studio realizzato dal Cresme sul mercato mondiale dell'edilizia: "Se prima dell'esplosione della bolla immobiliare  gli investimenti in costruzioni avevano mostrato una crescita decisamente più accentuata del Pil, durante la fase recessiva la flessione è risultata più marcata a causa dell'andamento del mercato residenziale che ha indotto un comportamento pro-ciclico e innescato la crisi finanziaria mondiale".
 Alla fine del 2012 la crescita delle costruzioni  nel mondo sara' del 4.1%, maggiore del PiL (3.8%) e considerando che la crescita delle infrastrutture ha ricominciato ad avere percentuali in positivo dal 2006, si prevede che nel 2016 si assistera' ad un nuovo picco di crescita delle costruzioni stimato intorno al 11.9% del Pil mondiale, grazie sopratutto allo sviluppo economico di paesi come quelli africani che conseguentemente alla crescita della popolazione avranno bisogno di tessuti urbani nuovi, infrastrutture produttive e sociali, spazi per il commercio e unita' residenziali.

GIOVANI ARCHITETTI E INGEGNERI: Incubatori e nuove start up

I business incubators - in italiano incubatori aziendali - sono programmi che vengono messi a punto per accellerare ed agevolare lo sviluppo di imprese attraverso l'uso di risorse destinate alle imprese stesse e di servizi specifici.
Il management di un programma di business incubation  e' affidato ad un incubation management e si differenzia a seconda della modalita' di fornitura del servizio e del tipo di clientela.
La messa a punto di un buon piano di bussiness incubation aumenta la possibilita' che una start up da esso discendente rimanga attiva sul mercato per un lungo termine; vengono definite start up tutte le operazione e il periodo durante il quale si avvia un'impresa.
Grazie al "Rapporto Restart - Italia" richiesto all'ANCE (Associazione Nazione Costruttori Edili) e fornito al Ministero dello Sviluppo Economico, ingegneri, architetti e designer sono potenzialmente in corsa per acquisire una posizione da startupper; come dichiarato infatti dalla presidente dei giovani imprenditori dell'Ance di Genova, Sarah Zotti, esistono molti campi nel settore edile nei quali investire per sostenere un possibile start up in Italia, una ricrescita che potrebbe interessare giovani architetti ed ingegneri che vogliano confrontarsi con iniziative che sostenuti da opportuni incubatori portino ad una innovazione del tradizionale concept del mattone orientandosi verso soluzioni gree e hi-tech.
Il ministero sta recependo tutte le raccomandazioni raccolte nel rapporto e inserira' nel nuovo decreto di sviluppo tutta una serie di piani attuativi volti a far diventare concreti i programmi di business incubation rivolti al settore dell'edilizia.
In Italia esistono gia' realta' avviate come la Personal Factory, azienda calabrese ormai ex start up che e' stata fondata nel 2009 dall'ing. Francesco Tassone e che impegnata nel settore della chimica per l'edilizia si occupa di produzione di prodotti in polvere attraverso la piattaforma Origami4, " uno stabilimento produttivo brevettato e realizzato dalla Personal Factory, unico al mondo e con una tecnologia di produzione totalmente innovativa. Origami 4 in solo 6 metri quadrati conserva le materie prime, le dosa, le miscela insieme al compound chimico, insacca il tutto, traccia l'intera produzione fino al singolo sacchetto, verifica che non vi siano errori nella produzione e mantiene attiva la piattaforma di certificazione prodotto".

 
Mentre l'innovazione finora nel campo dell'edilizia e' stata circostritta ai brevetti e alle aziende che investivano esclusivamente al loro interno, ora la tendenza e' quella di attivare programmi di incubation business all'interno di parchi scentifici.
Come riportato da Il Sole 24Ore, "Il 42% dei parchi scientifici e tecnologici ha attuato un percorso di incubazione al suo interno, per un totale di 26mila mq disponibili per start up (dato Apsti)".
Altra realta' di start up e' l'azienda piemontese VassTecnologies, nata nel 2010 e parte integrantee della  del polo tecnologico della Polight, che ha realizzato un sistema innovativo a moduli per coperture.
Gianluca Dettori, fondatore  e presidente della societa' di venture capital Dpixel, porta ad esempio un investimento da loro portato avanti in Calabria ad opera di quattro ingegneri (Eco4Cloud) che stanno portando avanti una start up nel settore dei nanomateriali, producendo una pellicola da apllicare ai vetri e comandata via wi-fi attraverso un principio fisico che permette sia di regolarne l'intensita' cromatica sia la temperatura.
I fattori che concorrono alla creazione di una start up che possa avere una buona riuscita in termini di mercato sono legati in percentuale:
  • azienda nuova costituzione (77%)
  • settore di attivita' (62%)
  • innovativita' dell'idea (92%)
  • integrazione con il parco (46%)
  • analisi del business plan (62%)
Il fondatore della community on line  Startupbussiness.it   Emil Abirascid, afferma che «Non c’è un iter specifico per avviare la propria start up. Si può partecipare agli eventi del settore, iscriversi alle community, entrare nel giro insomma e iniziare a incontrare potenziali partner finanziari e anche industriali»; 
«Se l’idea è buona – aggiunge – e se il team che la propone è competente, con tanto lavoro ci sono buone possibilità che il progetto si sviluppi». 
Definito il progetto, il prototipo e il business su cui puntare, bisogna accompagnare l’idea con un business plan e avvicinarsi, appunto, all’ecosistema delle start up, di cui gli incubatori sono uno dei principali elementi.

Sarah Zotti (ANCE) conclude dicendo «Le imprese edili più strutturate potranno entrare in contatto con le start up grazie agli incubatori e magari anche finanziarle o definire delle strategie di affiliazione». 









 
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