ABITARE DECOSTRUENDO: SHELTER ISLAND PAVILION - STAMBERG AFERIAT STUDIO - (Shelter Island - New York USA)


















Guardando questo progetto realizzato dallo studio STAMBERG AFERIAT + Associates, il pensiero non puo' non volare alla fluidita' degli spazi definiti dalla pianta libera del  famoso Padiglione di Barcellona, padiglione tedesco progettato dall'architetto Ludwig Mies van der Rohe in occasione dell'Esposizione Universale tenutasi a Barcellona nel 1929.

I due progettisti, Peter Stamberg e Paul Aferiat hanno creato la loro Maison Plastique portando a sintesi, come loro stessi dicono spiegando il progetto, anni e anni di ispirazioni, aspirazioni ed influenze in un oggetto architettonico che ricorda in una miscela unica di emozioni il Padiglione di Mies, la cappella Ronchamps di Le Corbusier e la Wassily Chair  di Marcel Breuer.




























L'idea di riprendere l'impronta del progetto di Mies e' stata rielaborata attraverso l'utilizzo di materiali contemporanei che anticipano la produzione dei materiali da costruzioni, correlandoli ad un concetto di industria dell'elemento architettonico che puo' essere composto e ricomposto dando vita a soluzioni sempre differenti.
Questi elementi che formano l'oggetto architettonico vengono privati della loro intima essenza di porzioni essenziali di un sistema, diventando quasi per gioco mattoncini LEGO lasciati su un prato in maniera confusa dopo averli utilizzati.




Osservare dall'esterno questa struttura, infonde un sentimento di apparente caos che viene riportato all'ordine dall'architetto che attribuisce ad ogni elemento il suo significato, in un contesto di apparente non significato.
I muri non sono muri perche' non chiudono ma piuttosto contengono, il soffitto non e' soffitto perche' non copre ma sembra muoversi in un inesorabile destino di bilico permanente, le vetrate sono diafane ma non trasparenti e realizzate in parte in policarbonato dando alle stesse un senso di falsa precarieta'.



Osservando piu' attentamente e entrando man mano a far parte di questa realta' costruita, ci si rende conto dell'estrema cura dei dettagli e dell'uso esemplare delle tecniche di prospettiva per gli effetti ottici e della teoria del colore per la svariata intensita' di cromie; quest'ultima si basa sull'uso del pigmento nella teoria dei colori di Newton che spiegava, secondo un preciso modello matematico, la scomposizione della luce che investe un prisma in sette colori, che sono i colori base. A seconda di come un oggetto viene investito da un fascio luminoso risponde in maniera sempre diversa e questo gioco di relazione tra i colori ha determinato questa mescolanza delle nuance cromatiche.


Ma alla base del disegno di questa Maison Plastique non c'e' solo l'esercizio progettuale in tutte le sue forme, ma si pone come modello sperimentale di applicazione per le tecniche di architettura ecosostenibile; tutta la struttura e' stata pensata per reagire nella maniera migliore a tutte le stagioni dell'anno.
Il progetto e' il primo ad utilizzare a Shelter Island il riscaldamento e il raffrescamento geotermico con una netta riduzione sui consumi di energia; la disposizione particolare delle solide murature inclinate alloggiate a sud-ovest garantisce un giusto ombreggiamento durante il periodo piu' caldo, cosi' come la grande copertura inclinata offre una quantita' di ombreggiamento adeguata a garantire un elevato comfort termico durante il periodo estivo nelle porzioni esterne come la superficie a bordo piscina.
La distribuzione e le fattezze degli spazi interni che sono racchiusi in due volumi consente durante il periodo freddo di contenere gli sprechi di calore perche' il cuore della struttura e' difeso per modo di dire da una recinzione esterna fatta di porzioni di muratura inclinate.



















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